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LA LEZIONE DELLE ELEZIONI TEDESCHE

L'esito della consultazione elettorale tedesca del 18 settembre - il parto della "grande coalizione" tra SPD e CDU CSU - costituisce una significativa e ulteriore prova di quanto, noi del Movimento di Partecipazione, ci sforziamo di sostenere da tempo: la inadeguatezza di vecchie formule politiche ottocentesche (l'alternativa destra/sinistra come asse del quadro politico), e la conseguente, a nostro avviso, "stagnazione" entro i confini di un'unica, grande "palude" senza reali alternative politiche.
Non che le prove a sostegno di questa tesi mancassero: era sufficiente analizzare le politiche prodotte dai governi che si sono succeduti negli ultimi dieci anni per rendersene conto: in Italia la "continuità" ideologica tra il "pacchetto Treu" e la "legge Biagi", tanto per fare un esempio non irrilevante (la differente impostazione politica in relazione al tema della riforma del mercato del lavoro dovrebbe essere un dato qualificante di questa presunta alternativa).
Ma si sa, un conto è quando ci si trova all'opposizione, tutt'altro conto è quando si è al governo. E che dire della guerra, condannata o approvata a seconda degli scranni parlamentari occupati?
Ancora: nessuno chiede conto ad ex potentissimi capi di Stato di ciò che hanno fatto (o meglio non fatto) quando reggevano le sorti del mondo (in merito alla lotta alla povertà per esempio?). Anzi, al contrario abbiamo assistito a quell'evento mediatico mondiale (la c.d. "Clinton Global Iniziative") in cui nostrane comparse hanno partecipato, insieme ad "insospettabili" ospiti (Ruper Murdoch, Paul Woffowitz e Condoleeze Rice), suonando la grancassa a quello che molti, a ragione, hanno definito come un gigantesco spot elettorale a favore dell'ex first lady.
Ma torniamo al caso tedesco; se destra e sinistra costituissero realmente autentiche alternative, tutto si potrebbe verificare fuorché, appunto la "grande coalizione".
La parabola che conduce dall'antiteticità all'alleanza di governo non pare un po' azzardata?
La risposta secondo cui questo fosse l'unico esito possibile non fa altro che avvalorare le nostre tesi, perché a questo punto è di tutta evidenza che la distanza tra SPD e CDU CSU è inferiore rispetto a quella esistente tra il partito di Scroder e quello di Lafontaine. Il punto, si badi, mentre l'esito elettorale offriva la possibilità di costituire un governo che, secondo la bipartizione tradizionale, era sicuramente più coerente (SPD+ Verdi + Linke).
E allora, al di là del vecchio ciarpame ideologico diffuso sempre a piene mani, cosa resta - nei fatti - di questa bipartizione? Nulla, o poco più, e neanche la "neolingua" (new labour, riformismo ecc.) può nascondere la verità della grande palude di cui sopra.
Certo, un sistema politico in cui non esistono alternative politiche è piuttosto incompatibile con una democrazia che si definisce "pluralista". Ma anche a questa incongruenza c'è la soluzione: l'agitazione di più o meno gloriosi vessilli, di vecchie e rodate parole d'ordine - riandando sempre a pescare a piene mani nel serbatoio tradizionale - in grado di incanalare il malcontento e la richiesta di alternativa verso un binario (politicamente) morto e dunque inoffensivo.
Anche questa è una tattica vecchia, ma quel che è peggio è una tattica che funziona.
Il problema politico del nostro tempo è la crisi della rappresentatività politica e delle sue Istituzioni; è la concentrazione del potere politico ed economico nella mani di un numero sempre più limitato di soggetti; è l'esclusione della stragrande maggioranza dei cittadini dai meccanismi decisionali; è la frattura sempre più evidente tra una classe politica sempre più autoreferenziale e la società ecc. C'è chi vuole mantenere questa situazione e chi vuole modificarla; o meglio: chi è per la democrazia rappresentativo - elitaria e chi è per la democrazia partecipativo - popolare.
Questa è la vera alternativa politica del nostro tempo, il resto è solo chiacchiericcio (interessato).

11-10-2005 Paolo Bertolotti


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