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LE PRIMARIE DEL CENTRODESTRA

E così, dopo aver esaurito un vasto campionario di piroette retoriche (prima sì per far partecipare, poi sì per legittimare il leader già incoronato, poi no perché inutili, poi di nuovo sì perché ri-giudicate indispensabili), il tormentone "primarie" approda anche nel centrodestra. Niente di cui sorprenderci; già nell'ottobre 2004 avevamo avuto il sospetto che il suggerimento offerto da Parisi allo schieramento avversario, relativo all'adozione di tale procedura per la scelta del leader, avesse buone possibilità di essere accolto, mancando ad essa un'autentica valenza partecipativa.
Siamo stati facili profeti (niente di cui menar vanto dunque).
Naturalmente anche da quella longitudine politica è da attendersi un balletto di ipotesi con un susseguirsi alternato di accelerazioni e colpi di freno. Staremo a vedere.
Entrambi gli schieramenti ammantano questa decisione di amorosi sensi per la democrazia: "introduciamo il meccanismo democratico per la selezione della leadership", gongolano all'unisono. Bene, un punto fermo lo abbiamo stabilito: l'utilizzazione di procedure democratiche per la selezione della leadership costituisce appunto una novità nella prassi partitocratrica italiana (ammissione, magari un tantino tardiva, ma pur sempre un'ammissione).
Allora l'adozione delle primarie costituisce, a seguito di una simultanea folgorazione democratica, il tentativo di porre rimedio ad una situazione pre-democratica (o a-democratica)di cui soltanto adesso costoro si sono resi conto? Oppure si tratta dell'ennesimo esercizio di ipocrisia? Se dobbiamo giudicare in base al livello "standard" di corrispondenza tra pronunciamenti e comportamenti, sono tentato di rispondere: "la seconda che hai detto". Pensiamo ad esempio a quanto si innalzino gli strali che entrambi gli schieramenti rivolgono - quando ne sono vittima - a coloro i quali trasferiscono armi, bagagli - e voti - nello schieramento opposto, salvo poi - quando ne sono beneficiati - accogliere a braccia aperte i professionisti della transumanza.
Proseguiamo oltre. Le primarie solo per la scelta del leader sono uno strumento di partecipazione? Di partecipazione - in senso lato - sicuramente sì, di democrazia partecipativa altrettanto sicuramente no. Il principio su cui quest'ultima è fondata è l'esercizio diretto dei cittadini al potere politico (formulare proposte e partecipare alle decisioni) non il conferimento di deleghe.
D'altra parte, pur accordando al sistema politico statunitense indubbi pregi occorre un certo spazio di fantasia per definirlo un sistema in cui vige la democrazia partecipativa.
Questo tipo di primarie è molto più vicino al plebiscitarismo e alla personalizzazione della politica sulla base di "carismi" individuali, piuttosto che alla democrazia partecipativa e diretta.
Ciò che invece appare graniticamente certo - più evidente nel centrodestra ma non assente nel centrosinistra - è che queste primarie sono uno strumento utilizzabili per misurare i rispettivi rapporti di forza tra partiti e leader (magari sotto forma di future poltrone ministeriali).
Insomma, una partita tutta interna all'élite politica, altro che partecipazione popolare.

27-09-2005 Paolo Bertolotti


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