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REFERENDUM FRANCESE

Il referendum popolare di ratifica del Trattato costituzionale europeo, tenuto in Francia il 28 maggio scorso, è stato un evento di grande rilevanza politica. Essendo un fatto di tale portata su di esso si è sviluppato, inevitabilmente, un approfondito e acceso dibattito. Inevitabile anche questo. Altrettanto inevitabilmente si sono sprecate le interpretazioni sull'esito avuto dalla consultazione. Eserciti di soloni hanno interpretato facendo a gara per ottenere la patente di "interpreti ufficiali" dell'intento espresso dal corpo elettorale transalpino. Come sempre capita, anche in questo caso inevitabilmente, i vari esegeti hanno dimostrato la solita, indubbia abilità nel piegare l'interpretazione del fato verso le proprie posizioni politiche in merito alla costruzione europea. E così ci siamo dovuti sorbire le opinioni degli europeisti a tutti i costi i quali, pur riconoscendo che il no di uno Stato fondatore ha una rilevanza tutt'altro che secondaria, si sono affrettati a sostenere la tesi secondo la quale "in fondo non cambia nulla". Non sappiamo ancora se costoro prefigurino per la Francia lo stesso iter previsto a suo tempo per la Danimarca quando, dopo aver bocciato tramite il referendum il Trattato di Maastricht, lo stesso quesito gli fu riproposto l'anno successivo; di sicuro però, sostenere che "comunque non cambia nulla" non sembra essere una frase troppo rispettosa della volontà popolare. Dall'altra parte della barricata la malcelata soddisfazione dei tutori delle patrie (grandi o piccole che siano) si è avvalsa di un ben corposo armamentario di argomenti che vanno dalla esasperazione provocata dall'introduzione dell'euro, ad un allargamento ad est troppo frettoloso, non disdegnando di chiamare in causa addirittura la polemica contro il superstato "giacobino".
Non sono mancati naturalmente i riferimenti alla politica interna francese - "è stato un voto contro Chirac"-
Come si può vedere gli argomenti non mancano - sempre inevitabilmente-; né manca la sicurezza di avere la risposta pronta e preconfezionata - c'è bisogno di aggiungere inevitabilmente? -. Ma chissà perchè la spiegazione più ovvia (legittima come le altre) nessuno lha azzardata: e se i popoli, a cominciare da quello francese, in questo grande processo storico si fossero sentiti sinora degli spettatori, ansiosi di far sapere, magari in modo traumatico, che invece ambirebbero ad essere attori?
Comunque sia, in tutto questo florilegio di interpretazioni, di opinino e di incertezza, possiamo a buon titolo indicare l'unica certezza: non ci saranno interpretazioni, spiegazioni e commenti su un analogo pronunciamento del popolo italiano: semplicemente perché nessuno glielo ha chiesto (ma si sa  l'art. 75  della Costituzione vieta i referendum popolari per la ratifica dei Trattati internazionali e si sa altrettanto bene - come dimostra la recente cronaca parlamentare - che la nostra classe politica è estremamente ossequiosa della Costituzione).

11-08-2005 Paolo Bertolotti


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