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ALTRO GIRO DI WALZER DELLE PRIMARIE

E così riecco le primarie. Come ogni tormentone che si rispetti, implacabili sono ritornate in agenda: prima sì, poi no adesso, forse, di nuovo sì.
Aspettando i prossimi, possibili sviluppi cerchiamo di raccapezzarci nel riassunto delle puntate precedenti.
I puntata. Le elezioni europee, ancorché vinte dal centrosinistra, danno un risultato "così, così" alla lista unitaria. Prodi, padre del progetto, sente puzza di bruciato e memore della "fedeltà" a suo tempo dimostrata dai suoi compagni di viaggio, cerca una soluzione che possa blindare la sua leadership. La trova nella formula evocativa della convocatio ad popolum: le primarie.
Naturalmente la motivazione ufficialmente adottata è quella di dar vita ad una consultazione popolare, autenticamente partecipativa, in cui siano i cittadini a scegliere il loro leader. La proposta convince tutti i componenti lo stato maggiore del centrosinistra, i quali si accordano in un amen.
II puntata. Qualcuno però ricorda che una consultazione con un'unica candidatura non si può definire propriamente un'elezione e, meno che mai, un'elezione democratica. Rovistando in qualche manuale di scienza politica costui trova conferma al suo dubbio: una consultazione con una sola candidatura si chiama PLEBISCITO!
"Beh, se di elezione democratica si deve trattare allora mi candido anch'io" dice Bertinotti.
III puntata. La questione, in principio così semplice, và complicandosi. "no, tu non ti candidi" tuona il segretario dei DS, seguito da un codazzo di esperti nell'arrampicata sugli specchi. "Hai frainteso" - proseguono - "le primarie non servono per scegliere il leader" ("quello lo abbiamo già scelto" si aggiunge candidamente) " ma per rafforzare la leadership di Prodi (giù la maschera!). "E' vero - risponde il segretario di Rifondazione, "Prodi lo abbiamo scelto tutti ed io le primarie non le ho chieste; ma se si fanno mi candido lo stesso".
"anzi, siccome mi avete convinto della loro necessità facciamole anche in Puglia".
IV puntata. La situazione precipita. Contro ogni pronostico il candidato dei neocomunisti fa saltare il banco degli equlibrismi politici e dialettici vincendo le primarie. Non contento di questo exploit Nichi Vendola diventa presidente delle Puglie smentendo l'assunto secondo cui si può vincere soltanto "svoltando al centro".
A questo punto è il marasma. Altro che rafforzamento di Prodi, qui c'è il rischio di aprire scenari da fantapolitica!
Cinque aprile 2005 (24 ore dopo le elezioni regionali): è il giorno del dietrofront. Le primarie non servono più: Prodi è già stato ampiamente legittimato dalle primarie "versione regionali".
V puntata: l'esisto delle elezioni regionali complica la situazione invece di semplificarla. Forse a causa della ebbrezza da onnipotenza post-elettorale o forse, al contrario, a causa di quel ben noto fenomeno comunemente definito paura di vincere, qualcuno parte per la tangente.
Altro dietrofront! Questa volta riguarda, nientemeno, la Lista Unitaria.
Il povero Prodi non sa più a che santo votarsi: non si fa a tempo a turare una falla che subito ne ne apre un'altra.
Ma ecco la taumaturgica - e sempreverde- soluzione: le primarie!
Per rafforzare la leadership di Prodi? Nooo! "io posso anche farmi da parte", già, "è per dare la parola ai cittadini" eccetera, eccetera.
Siamo dunque tornati al punto di partenza. Giro di walzer concluso?
E chi può dirlo? E se l a ricandidatura di Bertinotti facesse ricominciare tutto da capo?

11-08-2005 Paolo Bertolotti


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