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Primarie: fine di un esperimento (ambiguo)

L'elezione di Nichi Vendola a Governatore della Puglia ha suscitato, giustamente, grande scalpore. Non soltanto per il fatto che la vittoria abbia arriso ad un esponente della sinistra radicale, ma soprattutto perché la sua candidatura è stata decisa con il metodo delle primarie. Si dice: "è una politica nuova basata sul coinvolgimento dei cittadini". Giusto. Si concede a questo "esperimento" la giusta enfasi che di solito si accorda ai progetti di cambiamento. Giusto anche questo.
Si sostiene infine: "la vittoria del centrosinistra è la vittoria della partecipazione".
Certo che se si misura il proprio tasso di politica partecipata rispetto a quello praticato abitualmente dal centrodestra, anche i partiti della vituperata prima repubblica potrebbero fare un figurone, ma questo non farebbe di loro (né dei partiti dell'Unione) gli alfieri della partecipazione.
D'altra parte se del "modello Puglia" si cantano pubblicamente le lodi, perché lo stesso modello previsto a livello nazionale è stato cancellato?
E qui finiamo per sprofondare nella solita, ipocrita, gattamortesca politica italiana.
Che il vero intento delle primarie "prodiane" non fosse quello sbandierato lo avevamo capito da subito (il bluff delle primarie - ancora sul bluff delle primarie); esso era talmente evidente per cui prima o poi l'asino doveva cascare.
Probabilmente per mesi si sono arrovellati per trovare una giustificazione alla cancellazione di una proposta portata ormai - impudentemente - troppo avanti; una soluzione che potesse salvare "la capra della leadership" ed i "cavoli dei DS".
E la soluzione è arrivata dai "tempi": cosiccome i governi della prima repubblica erano adusi far passare i provvedimenti più indigesti durante il periodo balneare, così i leader dell'Unione hanno cassato l'iniziativa sfruttando il momento di euforia del proprio elettorato a seguito della sonante vittoria alle regionali.
Non erano passate neanche 24 ore dalla fine dello spoglio, possiamo ben dire ad urne ancora calde, ed ecco arrivare la sentenza definitiva: "le primarie non servono più!".
E gli esponenti di partito che avevano condiviso con entusiasmo questo progetto perché ora tacciono? Per convinzione? Per adeguarsi - prassi- ai diktat dei loro capi?
Nel primo caso sorprenderebbe la loro estrema malleabilità e a questo proposito non si può fare a meno di suggerire per il futuro, anche per evitare brutte figure, un po' più di prudenza.
Se invece la risposta giusta è la seconda, allora c'è da augurarsi che i loro vertici non gli ordinino di buttarsi dalla finestra, perché in quel caso passeggiare per le vie cittadine potrebbe rivelarsi pratica molto pericolosa.

Paolo Bertolotti - Movimento di Partecipazione

17-04-2005 Paolo Bertolotti


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