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REFERENDUM E DEMOCRAZIA

Da diversi anni ormai larghi settori dell'establishment perseguono con decisione la strategia della "neutralizzazione" del principale istituto di democrazia diretta.
Non ci si deve sorprendere del fatto che lobbies ed istituzioni tradizionalmente non democratiche adottino questa linea: in fondo esse non contraddicono una sensibilità democratica non richiesta ( che tuttavia sarebbe meglio avessero). Ma se in questo gioco al massacro sulla pelle delle democrazia si produce anche la classe politica, allora la questione diventa ben più grave.
Non si pretende che essa promuova riforme atte a consentire una maggiore inclusione dei cittadini nelle decisioni politiche (questa speranza è già caduta da tempo), ma che almeno non dia il suo decisivo contributo nell'affossare quella esistente questo sì, va preteso.
Se la democrazia è partecipazione dei cittadini, suggerire loro di rinunciare a questo diritto sancito costituzionalmente è un colpevole - perché interessato - tradimento della democrazia.
Che paradosso: gli esponenti politici che a turno, negli ultimi anni, hanno raccomandato l'astensione, sono gli stessi che ogni qualvolta si registra un calo nell'affluenza alle urne alle elezioni politiche piangono lacrime di coccodrillo per - sono parole loro - "un fenomeno preoccupante per la democrazia".
Insomma par di capire: la partecipazione è gradita quando si tratta di delegare; un po' meno quando si tratta di decidere!

movdipartecipazione@libero.it

07-03-2005 Paolo Bertolotti


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