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LA GESTAZIONE DELLA FINANZIARIA

Chissà quando si arriverà al giorno della verità. La gestazione del pacchetto delle misure fiscali sembra aver ormai raggiunto il termine ultimo, ma il parto si annuncia ancora travagliato.
Dopo mesi di discussioni sul numero di aliquote fiscali si aggiunge anche il tam tam sull'IRAP.
La bozza dell'emendamento di venerdì 12 novembre prevedeva un taglio all'IRAP di circa 2 miliardi di Euro e per le famiglie, accantonata per un momento la riduzione del numero di aliquote, si parlava di un aumento delle detrazioni a favore dei figli.

Prima le bordate di Lega e UDC. Poi la freddezza se non addirittura l'ostilità di Forza Italia. Sebbene Berlusconi prontamente interviene  a precisare che le critiche attribuitegli sull'operato del ministro Siniscalco non "corrispondono al vero", la riduzione dell'IRPEF (forse IRES chissà!) è un incubo che non abbandona il premier il quale sollecita ulteriori approfondimenti sui numeri per trovare spazio almeno per una parte delle riduzioni promesse.
Giulio Tremonti azzarda l'ipotesi di una manovra correttiva nel 2005 e Antonio Marzano, ministro delle attività produttive sostiene che "i tecnici del Tesoro stanno mettendo a disagio Berlusconi sui tagli fiscali.
Al cahier de doleance si aggiunge anche Gianfranco Miccichè che minaccia le sue dimissioni se la riduzioni IRAP sarà finanziata con il fondi destinati al sud.
Siniscalco è sulla graticola, agnello sacrificale del lungo braccio di ferro della maggioranza sui tagli fiscali, prepara la sua difesa affermando che nell'impianto generale la manovra può ritenersi ferma, solida e credibile. Miglioramenti al testo sono possibili, ma gli sgravi complessivi sono quelli definiti (3,58 miliardi di Euro attenzione alle cifre).
Ricorda inoltre che il problema del paese è rappresentato dalla bassa crescita da cui dipende la debolezza dei conti pubblici e questo allo scarica barile sul patto di stabilità il passo è veramente breve.
E che dire di La Malfa, vice presidente della commissione finanze alla Camera il quale afferma che "tutto quello che si può fare andando a raschiare il fondo dei conti pubblici non rappresenta che una minuscola percentuale rispetto a quello che a favore della competitività potrebbe fare la BCE riducendo i tassi di interesse".
Premesso che la BCE non fa da balia ai paesi aderenti, occorre ricordare che una buona politica economica è un giusto mix di attenzione alla spesa pubblica, investimenti adeguati accompagnati sì da una politica monetaria mirata.

Sull'argomento è intervenuto anche Luca Cordero di Montezemolo con una frase lapidaria: "sull'IRAP è un balletto umiliante esattamente il contrario della fiducia e delle certezze di cui le imprese e i cittadini hanno bisogno. Gli interventi a pioggia non servono a nessuno, forse a valutazioni elettorali che a noi non interessano. Occorre affrontare i veri problemi del futuro che non sono né di destra né di sinistra, ma sono delle famiglie e dei nostri figli".

Effettivamente il sospetto che sulla manovra fiscale incidesse la conta di voti era sorto anche a noi  ma il fatto che il Presidente di Confindustra condividesse con il Movimento di Partecipazione il superamento della dicotomia destra/sinistra questo proprio no!
Il fulmine a ciel sereno arriva venerdì 19 novembre quando Berlusconi dichiara di voler anticipare al 2005 gli sgravi IRPEF per 5 miliardi e ridurre quelli IRAP ad 1 miliardo, tornando così alle cifre del DPEF di luglio.
Le alternative sono due: in pochi giorni sono stati scovati circa 2 miliardi oppure questa manovra non ha copertura sufficiente facendo rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta (nell'ipotesi di copertura c'è l'adeguamento all'inflazione dell'imposta di bollo, imposta di registro, tassa di concessione da cui verrebbero recuperati circa 1,5 miliardi: non dimentichiamoci che dal 1 agosto 2004 l'imposta di bollo è aumentata da Euro 10,33 a 11,00).

I test sulla Finanziaria dimostrano scarsa compattezza della CdL infatti il problema è che tra le coperture sarebbero emerse ipotesi che fanno storcere il naso a Fini: i tagli agli statali.
Un'altra ipotesi che si fa strada è quella di forzare, magari solo per un anno, i vincoli europei finanziando parte dei tagli fiscali con il deficit. In questo modo si sfonderebbe il tetto del 3%, ma Berlusconi assicura un rientro immediato a seguito di una maggiore crescita.
Resosi conto della gaffe europea (non dimentichiamoci il caso Buttiglione) il giorno successivo arriva la smentita e la precisazione della necessità di una interpretazione flessibile del patto.

È ormai chiaro a tutti che la richiesta avanzata dal premier ha la funzione di arginare la caduta di consensi per il centro-destra e la campagna sulla Finanziaria è architettata in modo che all'opinione pubblica pervenga il messaggio che il Cavaliere è l'unico che si batte per la riduzione delle imposte.
La scelta dei giorni passati di ridurre l'IRAP raccoglieva ovviamente consensi anche per il dichiarato obiettivo di rilanciare la competitività del sistema imprenditoriale italiano.
È vero che gli interventi a pioggia rischiano di non accontentare nessuno, ma era comunque un primo passo verso la rivisitazione di questa imposta sulla cui legittimità in questi giorni discute anche la Corte di Giustizia Europea.
Tuttavia tale rimodulazione non è stata così percepita dai media e dall'opinione pubblica, occorreva una manovra dall'effetto demagogico molto più evidente: cosa c'è di meglio che rimettere in pista le tre aliquote IRES.

Che importa se nominalmente portano ad una riduzione dell'aliquota applicata al reddito, ma sostanzialmente danneggiano il ceto medio incidendo negativamente sulla progressività dell'imposta.

Che importa se questo comporta una riduzione sul pacchetto sanità di circa 0,5 miliardi.

Che importa se ci sarà un semiblocco delle pensioni di anzianità.

Che importa se nella manovra fiscale non c'è mai abbastanza risorse per sostenere la ricerca e lo sviluppo.

23-11-2004 Franca Balletto


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