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Finanziaria e studi di settore

7,5 miliardi: è questo l'incremento delle entrate che la manovra finanziaria per il 2005 chiede per il risanamento dei conti pubblici.
Tale intervento segue sostanzialmente due direttrici:
1)manutenzione della base imponibile
2)inasprimento dei tributi esistenti.
Senza pretesa di completezza vogliamo analizzare il primo punto.
Tali misure, al di là delle acrobazie letterali, sono finalizzate al contenimento del fenomeno dell'evasione fiscale in alcuni settori: redditi da fabbricati, lavoro autonomo e/o d'impresa.
Le novità su cui vogliamo puntare la nostra attenzione sono quelle che riguardano gli studi di settore e la pianificazione fiscale concordata.
Per i primi si prevede, oltre ad un aumento del numero di attività interessate da questo adempimento, una doppia revisione: una quadriennale già prevista dalla legge istitutiva ed una annuale automatica resa possibile dall'elaborazione da parte dell'ISTAT di appositi indici specifici desunti da dati economici settoriali differenziati per territorio e dimensioni.
Alla revisione degli studi di settore si affianca e si collega un'edizione aggiornata, quantomeno nella dicitura, del concordato preventivo, chiamata oggi pianificazione fiscale concordata: i contribuenti riceveranno dall'Agenzia delle Entrate una proposta di accordo che consentirà di definire il rapporto con il Fisco per tre annualità. Tali proposte saranno formulate sulla base degli studi di settore.
È evidente che le linee programmatiche della manovra fiscale puntano sul rafforzamento dei poteri di accertamento dell'Amministrazione Finanziaria e la volontà di avviare forme di predeterminazione del reddito.
Da una parte i contribuenti hanno lo strumento della PFC (pianificazione fiscale concordata) che consente una limitazione dei poteri dell'accertamento. Ma i contribuenti sanno che se non accettano tali importi concordati o non risultano "naturalmente" congrui agli studi di settore potrebbero (o dovranno?) sottostare all'accertamento.
Questo disegno crea parecchie perplessità: per quanto riguarda la PFC si possono addirittura sollevare dubbi di legittimità costituzionale in quanto il potere d'accertamento è precedente al presupposto impositivo.
Per quanto riguarda gli studi di settore assumono una valenza sempre più induttiva, mentre la legge istitutiva voleva attribuire agli stessi non solo una funzione fiscale ma anche uno strumento per il controllo interno dell'azienda (es. la rotazione del magazzino). Si sono invece trasformati in una sorta di "spada di Damocle" che pende sul capo dei contribuenti i quali in periodo di dichiarazione dei redditi attendono il risultato di "GERICO" come l'esito di una giocata alla roulette: talvolta la posta in gioco è davvero alta.
È vero che nel caso in cui non si raggiungano i livelli fissati (oltre alla possibilità di adeguarsi ossia dichiarare i maggiori redditi), il contribuente può dimostrare le motivazioni del mancato reddito conseguito, ma l'onere della prova è a carico del contribuente che come ben sappiamo è in posizione svantaggiata rispetto all'Amministrazione Finanziaria.
In un periodo di stagnazione economica e calo dei consumi come quello attuale il presumere livelli di reddito ogni anno sempre maggiori forse è eccessivamente vessatorio nei confronti di tali categorie additati dall'opinione pubblica, molto spesso come evasori. Inoltre questa corsa al rialzo renderà sempre meno appetibili attività artigianali, commerciali e professionali di dimensioni ridotte. Evidentemente il modo di dire "piccolo è bello" caratteristica del tessuto economico italiano è decisamente demodé.
Sul fronte dell'evasione il problema non è far pagare di più chi già paga, ma far emergere il lavoro sommerso che opera in concorrenza sleale con gli altri.
Oltre a contestare le linee di fondo della manovra va sottolineato che queste previsioni non potranno comunque dare un gettito rilevante nel 2005 a meno di non prevederne applicazioni retroattive.
Il rapporto tra fisco e contribuenti si sta trasformando: l'imposizione dovrebbe essere connessa alla capacità contributiva mentre tende a diventare un rapporto di scambio dare/avere cioè quando costa e quanto si ottiene in cambio. Ma la valutazione non è così semplice perché i termini di paragone sono resi decisamente aleatori dalla complessità della normativa.
Quel che è certo è che l'amministrazione finanziaria intensificherà la sua azione di accertamento in maniera induttiva, scegliendo questa strada non perché combatte al meglio l'evasione, ma molto meno dispendiosa, con la conseguenza di un incremento di ricorsi alla commissione tributaria. La parola fine spetterà, molto probabilmente, al provvedimento "evergreen" il condono (per inciso il gettito dell'ultima versione è stato inferiore alle aspettative senza contare la censura della UE)
Trattandosi di una materia in discussione è possibile che al momento della lettura di questo commento, sia intervenuta qualche variazione rilevante: è di lunedì 18 ottobre la proposta di eliminazione della revisione annuale degli studi di settore.

Franca Balletto
movdipartecipazione@libero.it
Ottobre 2004

03-11-2004 Franca Balletto


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