Movimento di Partecipazione

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LA LEZIONE DELLE ELEZIONI TEDESCHE
L'esito della consultazione elettorale tedesca del 18 settembre - il parto della "grande coalizione" tra SPD e CDU CSU - costituisce una significativa e ulteriore prova di quanto, noi del Movimento di Partecipazione, ci sforziamo di sostenere da tempo: la inadeguatezza di vecchie formule politiche ottocentesche (l'alternativa destra/sinistra come asse del quadro politico), e la conseguente, a nostro avviso, "stagnazione" entro i confini di un'unica, grande "palude" senza reali alternative politiche.
11-10-2005 Paolo Bertolotti
LE PRIMARIE DEL CENTRODESTRA
E così, dopo aver esaurito un vasto campionario di piroette retoriche (prima sì per far partecipare, poi sì per legittimare il leader già incoronato, poi no perché inutili, poi di nuovo sì perché ri-giudicate indispensabili), il tormentone "primarie" approda anche nel centrodestra. Niente di cui sorprenderci; già nell'ottobre 2004 avevamo avuto il sospetto che il suggerimento offerto da Parisi allo schieramento avversario, relativo all'adozione di tale procedura per la scelta del leader, avesse buone possibilità di essere accolto, mancando ad essa un'autentica valenza partecipativa.
Siamo stati facili profeti (niente di cui menar vanto dunque).
Naturalmente anche da quella longitudine politica è da attendersi un balletto di ipotesi con un susseguirsi alternato di accelerazioni e colpi di freno. Staremo a vedere.
27-09-2005 Paolo Bertolotti
L'ITALIA E LA SUA CLASSE POLITICA
Il nostro Paese sta attraversando un momento difficile, tanto che ormai apertamente si parla di recessione. A confermare questo quadro a tinte fosche sopraggiungono i dati che ci parlano di una crescita ormai attestata su valori negativi, di una competitività del "sistema Italia" e delle aziende italiane in forte calo, di una stagnazione (ormai pluriennale) del nostro export, di una percentuale di risorse - rispetto al PIL - impiegate in ricerca, sviluppo ed innovazione (cioè nell'investimento verso il futuro) tra le più basse d'Europa. Di fronte a queste difficoltà ogni soggetto sociale dovrebbe responsabilmente dare il proprio contributo per individuare eventuali rimedi. I sindacati, confindustria, le varie associazioni di categoria, le associazioni dei consumatori ecc. denunciano la gravità della situazione e presentano analisi, diagnosi e indicano delle ricette che, a loro modo di vedere, potrebbero contribuire ad invertire la tendenza.
In queste temperie spicca, ancora una volta, l'irresponsabilità della classe politica italiana. Quando affrontano il problema lo fanno di solito sotto forma di "palleggiamento" delle responsabilità ("voi siete al governo quindi siete i responsabili" - "abbiamo ereditato questi problemi dal vostro governo" ecc.). Nessuno si assume le proprie responsabilità, nessuno fa autocritica.
11-08-2005 Paolo Bertolotti
REFERENDUM FRANCESE
Il referendum popolare di ratifica del Trattato costituzionale europeo, tenuto in Francia il 28 maggio scorso, è stato un evento di grande rilevanza politica. Essendo un fatto di tale portata su di esso si è sviluppato, inevitabilmente, un approfondito e acceso dibattito. Inevitabile anche questo. Altrettanto inevitabilmente si sono sprecate le interpretazioni sull'esito avuto dalla consultazione. Eserciti di soloni hanno interpretato facendo a gara per ottenere la patente di "interpreti ufficiali" dell'intento espresso dal corpo elettorale transalpino. Come sempre capita, anche in questo caso inevitabilmente, i vari esegeti hanno dimostrato la solita, indubbia abilità nel piegare l'interpretazione del fato verso le proprie posizioni politiche in merito alla costruzione europea. E così ci siamo dovuti sorbire le opinioni degli europeisti a tutti i costi i quali, pur riconoscendo che il no di uno Stato fondatore ha una rilevanza tutt'altro che secondaria, si sono affrettati a sostenere la tesi secondo la quale "in fondo non cambia nulla". Non sappiamo ancora se costoro prefigurino per la Francia lo stesso iter previsto a suo tempo per la Danimarca quando, dopo aver bocciato tramite il referendum il Trattato di Maastricht, lo stesso quesito gli fu riproposto l'anno successivo; di sicuro però, sostenere che "comunque non cambia nulla" non sembra essere una frase troppo rispettosa della volontà popolare. Dall'altra parte della barricata la malcelata soddisfazione dei tutori delle patrie (grandi o piccole che siano) si è avvalsa di un ben corposo armamentario di argomenti che vanno dalla esasperazione provocata dall'introduzione dell'euro, ad un allargamento ad est troppo frettoloso, non disdegnando di chiamare in causa addirittura la polemica contro il superstato "giacobino".
11-08-2005 Paolo Bertolotti
ALTRO GIRO DI WALZER DELLE PRIMARIE
E così riecco le primarie. Come ogni tormentone che si rispetti, implacabili sono ritornate in agenda: prima sì, poi no adesso, forse, di nuovo sì.
Aspettando i prossimi, possibili sviluppi cerchiamo di raccapezzarci nel riassunto delle puntate precedenti.
I puntata. Le elezioni europee, ancorché vinte dal centrosinistra, danno un risultato "così, così" alla lista unitaria. Prodi, padre del progetto, sente puzza di bruciato e memore della "fedeltà" a suo tempo dimostrata dai suoi compagni di viaggio, cerca una soluzione che possa blindare la sua leadership. La trova nella formula evocativa della convocatio ad popolum: le primarie.
Naturalmente la motivazione ufficialmente adottata è quella di dar vita ad una consultazione popolare, autenticamente partecipativa, in cui siano i cittadini a scegliere il loro leader. La proposta convince tutti i componenti lo stato maggiore del centrosinistra, i quali si accordano in un amen.
II puntata. Qualcuno però ricorda che una consultazione con un'unica candidatura non si può definire propriamente un'elezione e, meno che mai, un'elezione democratica. Rovistando in qualche manuale di scienza politica costui trova conferma al suo dubbio: una consultazione con una sola candidatura si chiama PLEBISCITO!
"Beh, se di elezione democratica si deve trattare allora mi candido anch'io" dice Bertinotti.
III puntata. La questione, in principio così semplice, và complicandosi. "no, tu non ti candidi" tuona il segretario dei DS, seguito da un codazzo di esperti nell'arrampicata sugli specchi. "Hai frainteso" - proseguono - "le primarie non servono per scegliere il leader" ("quello lo abbiamo già scelto" si aggiunge candidamente) " ma per rafforzare la leadership di Prodi (giù la maschera!). "E' vero - risponde il segretario di Rifondazione, "Prodi lo abbiamo scelto tutti ed io le primarie non le ho chieste; ma se si fanno mi candido lo stesso".
11-08-2005 Paolo Bertolotti
IL REFERENDUM E LA DEMOCRAZIA
I quattro referendum per l'abrogazione parziale della legge 40 relativa alla procreazione assistita hanno suscitato un acceso dibattito di carattere scientifico ed etico.
L'esito fallimentare della consultazione referendaria deve invece stimolare prima di tutto una riflessione politica, più precisamente una riflessione sull'impatto dell'astensionismo - e della sua promozione - sul nostro sistema democratico.
E più precisamente ancora non in relazione all'astensione in sé - più che legittima né all'indicazione relativa all'astensione promossa da ambienti non politici - anch'essa legittima, piuttosto all'astensione propagandata da ambienti politici - forse legittima ma sicuramente, dal punto di vista democratico, inopportuna.
Ampi settori della nostra classe dirigente si sono adoperati per questo esito non disdegnando l'utilizzo di argomenti quantomeno discutibili se non addirittura insultanti.
In primo luogo salta subito agli occhi la differenza di comportamento adottata a seconda che ci si trovi di fronte a consultazioni "rappresentative" (politiche, europee, amministrative) o a consultazioni di democrazia diretta (appunto i referendum).
Nel primo caso le nostre città vengono inondate di simboli, di facce, di programmi (a dire il vero più facce che simboli e più simboli che programmi), le cassette delle lettere sono sommerse degli stessi simboli e facce corredate, qualche volta, da affettuose lettere "all'amico elettore" ed imploranti preferenze personali.
14-06-2005 Paolo Bertolotti
Primarie: fine di un esperimento (ambiguo)
L'elezione di Nichi Vendola a Governatore della Puglia ha suscitato, giustamente, grande scalpore. Non soltanto per il fatto che la vittoria abbia arriso ad un esponente della sinistra radicale, ma soprattutto perché la sua candidatura è stata decisa con il metodo delle primarie. Si dice: "è una politica nuova basata sul coinvolgimento dei cittadini". Giusto. Si concede a questo "esperimento" la giusta enfasi che di solito si accorda ai progetti di cambiamento. Giusto anche questo.
Si sostiene infine: "la vittoria del centrosinistra è la vittoria della partecipazione".
Certo che se si misura il proprio tasso di politica partecipata rispetto a quello praticato abitualmente dal centrodestra, anche i partiti della vituperata prima repubblica potrebbero fare un figurone, ma questo non farebbe di loro (né dei partiti dell'Unione) gli alfieri della partecipazione.
17-04-2005 Paolo Bertolotti
REFERENDUM E DEMOCRAZIA
Da diversi anni ormai larghi settori dell'establishment perseguono con decisione la strategia della "neutralizzazione" del principale istituto di democrazia diretta.
Non ci si deve sorprendere del fatto che lobbies ed istituzioni tradizionalmente non democratiche adottino questa linea: in fondo esse non contraddicono una sensibilità democratica non richiesta ( che tuttavia sarebbe meglio avessero). Ma se in questo gioco al massacro sulla pelle delle democrazia si produce anche la classe politica, allora la questione diventa ben più grave.
Non si pretende che essa promuova riforme atte a consentire una maggiore inclusione dei cittadini nelle decisioni politiche (questa speranza è già caduta da tempo), ma che almeno non dia il suo decisivo contributo nell'affossare quella esistente questo sì, va preteso.
Se la democrazia è partecipazione dei cittadini, suggerire loro di rinunciare a questo diritto sancito costituzionalmente è un colpevole - perché interessato - tradimento della democrazia.
Che paradosso: gli esponenti politici che a turno, negli ultimi anni, hanno raccomandato l'astensione, sono gli stessi che ogni qualvolta si registra un calo nell'affluenza alle urne alle elezioni politiche piangono lacrime di coccodrillo per - sono parole loro - "un fenomeno preoccupante per la democrazia".
Insomma par di capire: la partecipazione è gradita quando si tratta di delegare; un po' meno quando si tratta di decidere!
07-03-2005 Paolo Bertolotti
CONFERENZA
DELEGA O PARTECIPAZIONE?
03-02-2005 Paolo Bertolotti
LA RATIFICA DELLA COSTITUZIONE EUROPEA
Non passa giorno senza che ci vengano risparmiati sempre nuovi motivi per confermare il sospetto che alla nostra classe politica piaccia ben poco la partecipazione democratica dei cittadini.
23-11-2004 Paolo Bertolotti
LA GESTAZIONE DELLA FINANZIARIA
Chissà quando si arriverà al giorno della verità. La gestazione del pacchetto delle misure fiscali sembra aver ormai raggiunto il termine ultimo, ma il parto si annuncia ancora travagliato.
Dopo mesi di discussioni sul numero di aliquote fiscali si aggiunge anche il tam tam sull'IRAP.
La bozza dell'emendamento di venerdì 12 novembre prevedeva un taglio all'IRAP di circa 2 miliardi di Euro e per le famiglie, accantonata per un momento la riduzione del numero di aliquote, si parlava di un aumento delle detrazioni a favore dei figli
23-11-2004 Franca Balletto
Una tigre da cavalcare lasciata in eredità
Pochi giorni fa sfogliando le pagine del televideo rai trovammo nella rubrica Atlante un'interessante analisi che poneva in risalto che il continente sudamericano si era con la recente elezione di Vasquez in Uruguay certamente spostato a sinistra (con l'eccezione di Colombia, Peru e Bolivia tutti i paesi sono guidati da leader di sinistra), diventando così la grande speranza dei socialisti nel mondo. Cercare qui le radici di questo risultato è fuori dello scopo di quest'articolo ma è chiaro che vi sono condizioni economico/politiche/sociali che hanno portato allo sdoganamento dei partiti di sinistra e nell'ultimo decennio gli hanno consentito di raggiungere, spesso per la prima volta, il potere nei rispettivi paesi.
23-11-2004 Mauro Denevi e Beatriz Rodrigues
Finanziaria e studi di settore
7,5 miliardi: è questo l'incremento delle entrate che la manovra finanziaria per il 2005 chiede per il risanamento dei conti pubblici.
Tale intervento segue sostanzialmente due direttrici:
1)manutenzione della base imponibile
2)inasprimento dei tributi esistenti.
03-11-2004 Franca Balletto
Ancora sulle primarie
Che la proposta delle primarie avesse ben altre intenzioni di quelle pubblicamente sostenute ("far partecipare i cittadini alle decisioni politiche") lo avevamo già "sospettato" - "il bluff delle primarie", settembre 2004-.
In verità non era affatto necessario possedere le qualità intellettive di un Pico della Mirandola per capirlo: era sufficiente riflettere sul contenuto della proposta. Se poi questo non fosse bastato poteva sopraggiungere, a conforto del sospetto, quella considerazione molto usata a Genova e riassumibile nel detto "conosco i miei polli".
03-11-2004 Paolo Bertolotti